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Domani dalle 11 alle 13 sit-in in piazzale Duca d'Aosta di 300 operatori di Assiphoc,
l'associazione di categoria (aderente all'Unione del Commercio)
Phone center: a Milano oltre il 90%
rischia di chiudere
Luoghi dove telefonare od ospedali? Per molte strutture la legge regionale impone addirittura
tre bagni. Money transfer vietato
Iniziative legali, individuali e collettive, con richieste di risarcimento danni se dovessero giungere
provvedimenti di revoca dell'autorizzazione o sospensione d'attività di phone center
Eugenio Paschetta, presidente Assiphoc: "gli effetti maggiormente negativi della legge
regionale, se c'è la volontà, possono essere ridiscussi e risolti anche mediante un'integrazione
normativa"

Milano, 19 febbraio 2007. In Lombardia 2.700 phone center ­ il 90% - rischiano di chiudere con la prossima entrata
in vigore della legge regionale che regolamenta il settore. A Milano è a rischio chiusura oltre il 90% delle attività.
L'allarme è lanciato da Assiphoc, l'Associazione milanese dei phone center (aderente all'Unione del Commercio)
che per domani ha indetto, dalle 11 alle 13, un sit in di protesta in piazzale Duca d'Aosta.
"Al sit in ­ spiega Eugenio Paschetta, presidente di Assiphoc ­ parteciperemo in tanti: almeno 300 fra proprietari
e titolari di phone center
".
Un'assemblea di Assiphoc, svoltasi all'Unione del Commercio, ha deciso le iniziative da intraprendere a difesa
della categoria: la manifestazione di domani, ma anche iniziative legali, individuali e collettive, con richieste di
risarcimento danni se dovessero giungere provvedimenti di revoca dell'autorizzazione o sospensione di attività di
phone center.
"Non è una minaccia, ma una necessità ­ afferma Paschetta ­ come siamo altrettanto convinti che gli effetti
maggiormente negativi della legge regionale, se c'è la volontà, possono essere ridiscussi e risolti anche mediante
un'integrazione normativa. Noi, in qualsiasi momento, siamo disponibili al confronto
". In occasione della
manifestazione di domani Assiphoc "notificherà" al Governatore Roberto Formigoni e all'assessore regionale al
Commercio Franco Nicoli Cristiani il documento approvato dall'assemblea.
A Milano sono circa 700 i phone center (3.000 in Lombardia, poco meno di 40.000 in Italia) con un giro d'affari
annuo stimabile in 75 milioni di euro.
La legge regionale ­ denuncia Assiphoc ­ va contro non solo gli intenti di maggiore liberalizzazione delle attività
economiche che in Italia si stanno facendo strada, ma fa a pugni anche con le norme comunitarie sulla libera
circolazione di servizi e persone. Il provvedimento legislativo regionale impone limiti precisi all'attività dei phone
center vietando, ad esempio, il money transfer "attività quest'ultima ­ rileva una nota del legale di Assiphoc ­ non
soltanto adeguatamente regolamentata da un'attenta e rigorosa normativa nazionale, ma che si colloca
" proprio
per i clienti-utenti che si rivolgono a queste strutture "come attività in innegabile rapporto di accessorietà,
strumentalità e complementarietà reciproca con quella di phone center
".
La legge prescrive ­ anche per le strutture esistenti condannandole, di fatto, alla chiusura ­ l'obbligo, in numerose
tipologie, di addirittura tre bagni e subordina l'apertura di nuovi phone center alla realizzazione di piani che le
amministrazioni comunali non hanno mai predisposto.