Carlo
Sangalli, presidente Confcommercio,
primo
portavoce
Presentato
all'Auditorium Parco della Musica di Roma “Rete Imprese Italia”,
il nuovo soggetto di rappresentanza unitario del mondo delle
pmi promosso dalle cinque maggiori organizzazioni dell'artigianato,
del commercio, dei servizi e del turismo (Confcommercio, Confartigianato,
Cna, Confesercenti, Casartigiani).
Il
primo portavoce di “Rete Imprese Italia” (per sei mesi) è
il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. Presidente
della Fondazione di “Rete Imprese Italia”, che ha il compito
di laboratorio di analisi, ricerche, “pensatoio”, ufficio
programma, è Giuseppe De Rita, presidente del Censis.
Presentazione
a Roma di “Rete Impresa Italia”:
l'intervento
di Carlo Sangalli
“Oggi
siamo qui per dire che il futuro del Paese è inscindibilmente
legato alle piccole e medie imprese ed all'impresa diffusa.
E per chiedere - alle istituzioni ed alla politica, alle forze
economiche e sociali – di condividere la responsabilità
di fare quanto è necessario affinché queste
imprese possano compiutamente esprimere le loro potenzialità”.
Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli
, ha iniziato il suo intervento all'Auditorium Parco della
Musica di Roma in occasione della presentazione di “Rete Imprese
Italia”, il nuovo soggetto di rappresentanza unitario del
mondo delle pmi e dell'impresa diffusa promosso dalle cinque
maggiori organizzazioni dell'artigianato, del commercio, dei
servizi e del turismo (Confcommercio, Confartigianato, Cna,
Confesercenti, Casartigiani).
“Ci
ritrovavamo insieme – ha proseguito Sangalli - anzitutto sulla
base di interessi e attese, comuni e di lungo corso, delle
nostre imprese, dei nostri imprenditori, andando oltre le
frammentazioni e cercando, invece, di fare meglio valere il
contributo delle imprese del territorio alla crescita, allo
sviluppo, alla coesione del Paese. Per questo, oggi, apriamo
una fase nuova e diversa dell'esperienza del Patto del Caprinica,
una fase in cui il nostro lavorare insieme assume forme organizzative
stabili e strutturate, contenuti programmatici più
impegnativi, obiettivi più ambiziosi”. Rete Imprese
Italia nasce dunque “per dare al popolo del fare impresa identità,
voce comune e capacità di rappresentanza comuni e dunque
più forti”, con l'obiettivo di “modernizzare la rappresentanza
delle imprese per modernizzare l'economia e la società
italiana”.
Per
il presidente di Confcommercio, nonché primo presidente
della neonata Associazione per i prossimi sei mesi, si tratta
di “una scelta di coesione ed unità che guarda al futuro.
E di coesione, di unità, di scelte per un futuro migliore
il nostro Paese ha oggi particolarmente bisogno”. Il modello
di Rete Imprese Italia, ha aggiunto Sangalli, non è
“un modello contro , ma un modello per. Certo, vuole essere
influente e incidere sulla formazione delle scelte decisive
per il futuro del Paese” perché “ci sembra interesse
comune che queste scelte e la loro concreta attuazione tengano
meglio in conto esigenze ed attese di larghissima parte dell'economia
reale del Paese: delle piccole e medie imprese, dell'impresa
diffusa, del popolo del fare impresa. E ciò, particolarmente,
con una pratica della concertazione più attenta alla
rappresentatività reale dell'economia reale”.
Le
cinque organizzazioni si ritrovano insieme sulla base di quelli
che il presidente di Confcommercio ha definito, elencandoli,
“buoni principi”. Sono cinque: la tutela rigorosa della legalità
e della sicurezza e l'efficienza della giustizia contro ogni
forma di criminalità e come fondamentale pre-requisito
di crescita e di sviluppo; il pluralismo imprenditoriale –
cioè la vitale compresenza di imprese piccole, medie
e grandi – come esito e come condizione strutturale di democrazia
economica; l'apertura dei mercati e l'attenzione alle ragioni
dei consumatori fondate su una concorrenza a parità
di regole; l'impegno per lo sviluppo territoriale e per una
maggiore competitività dell'intero sistema-Paese. Rete
Imprese Italia inizierà ad operare immediatamente,
perché “non c'è tempo da perdere, la crisi non
è conclusa e il motore dell'Italia produttiva gira
ancora troppo piano. Il “popolo del fare impresa” non pensa
che “vi siano scorciatoie o bacchette magiche. Siamo consapevoli
della scala globale dei problemi con cui ci stiamo confrontando
e della necessità di risposte coordinate su scala globale.
Proprio per questo, però, non ci convince un'Europa
titubante nell'agire, e vorremmo invece un'Europa più
protagonista della strategia di uscita dalla crisi e di ritorno
alla crescita”.
“Non
siamo declinisti – ha aggiunto Sangalli - siamo però
realisti. E dunque sappiamo bene quanto pesano, a discapito
del Paese e delle sue prospettive di ripresa, ritardi strutturali
di lungo periodo sul terreno dei fattori di produttività
e di competitività, e i problemi strutturali della
finanza pubblica. Sappiamo della necessità di una gestione
rigorosa dei conti pubblici, ed in particolare della necessità
di ridurre il debito pubblico”. Ecco, allora, la proposta
di rete Imprese Italia: “ripartiamo dai punti di forza del
Paese; irrobustiamo i suoi buoni fondamentali. Ognuno, a partire
dalle imprese, si misuri sino in fondo con la sfida della
produttività. Ognuno faccia la propria parte. E – tutti
insieme – cerchiamo di condividere regole e riforme”. Si tratta
di regole di collaborazione e di cooperazione tra pubblico
e privato perché “si riduca la tassa della burocrazia
ed avanzi la semplificazione”, per “accelerare i tempi di
pagamento delle pubbliche amministrazioni”, per “premiare
responsabilità, merito e talento”. Sangalli ha quindi
sottolineato la necessità di fare “rapidamente avanzare
il cantiere delle riforme, ricercando la maggiore convergenza
tra le istituzioni, le forze politiche, le forze economiche
e sociali”. A partire da un “federalismo fiscale necessariamente
pro-competitivo e giustamente solidale” in parallelo all'avanzamento
di “una determinata azione di contrasto e recupero dell'evasione
e dell'elusione per ridurre una pressione fiscale complessiva
troppo elevata” e alla necessità di “chiudere il circuito
della flexicurity attraverso ammortizzatori sociali
più inclusivi, ma anche solidamente finalizzati al
reinserimento occupazionale, e dunque fortemente integrati
con più efficienti processi di formazione continua”.
Quanto alla sfida della produttività, il presidente
di Confcommercio ha evidenziato la necessità di “una
piena integrazione tra politica industriale e politica per
i servizi”, riconoscendo però “la necessità
di politiche dedicate alle piccole e medie imprese per far
sì che ad ogni livello della scala dimensionale le
imprese possano ricercare maggiore efficienza e crescere”.
“Vogliamo
che il popolo del fare impresa – ha concluso Sangalli - non
sia più il popolo degli Invisibili. Vogliamo costruire
un futuro migliore in nome delle buone ragioni dell'economia
reale e del lavoro del nostro Paese. Noi ce la metteremo tutta.
A tutti – ed anzitutto alla politica – chiediamo di cogliere
questa opportunità”.
Storia
del “Patto del Capranica”
Il
“Patto del Capranica” nasce il 30 ottobre del 2006 con una
manifestazione unitaria (svoltasi a Roma nell'ex cinema Capranica)
promossa da Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio
e Confesercenti in risposta ad alcune scelte operate, con
la legge finanziaria, dal Governo Prodi. Scelte che si traducevano
in un inasprimento della pressione fiscale e contributiva
a carico delle Pmi e delle imprese dei servizi. Da allora
in avanti, si è sviluppato, tra queste cinque Organizzazioni,
un processo di coordinamento informale, che ha portato ad
esprimersi, con documenti e portavoce unitari, in tutte le
principali sedi di confronto: dai tavoli di concertazione
a Palazzo Chigi alle audizioni in sede parlamentare. Una nuova
rappresentanza, unitaria, del mondo delle Pmi del nostro Paese
che non annulla ovviamente storia ed identità delle
Confederazioni che vi partecipano.
Ma
proprio la “lezione” fondamentale della crisi – cioè
la rivalutazione delle ragioni dell'economia reale e, con
essa, il riconoscimento crescente del ruolo centrale delle
Pmi e delle imprese dell'artigianato, del commercio, dei servizi
e del turismo come asse portante del sistema produttivo del
nostro Paese – ha spinto le cinque Organizzazioni a fare un
decisivo passo in avanti. Di strutturare, cioè, in
maniera organizzativamente più compiuta questo coordinamento
e, soprattutto, di farlo agire in maniera programmaticamente
più impegnativa e propositiva. Per dare, nel sistema
della concertazione, più voce e visibilità all'Italia
dell'impresa diffusa che, anche in tempi di crisi, non intende
tirare i remi in barca e che, soprattutto, è una risorsa
fondamentale per rimettere in moto crescita e sviluppo, coesione
sociale e coesione territoriale. Per questo, riconoscere le
ragioni di questa Italia produttiva è una questione
di responsabilità: nei confronti delle imprese e dei
lavoratori, ma anche nei confronti degli interessi generali
del Paese. E la scelta di aprire una nuova fase nella storia
del “patto del Capranica” vuole essere proprio la testimonianza
di un'Italia che vuole far valere di più e meglio le
ragioni di queste imprese - piccole, medie e grandi - e che
vuole contribuire alla costruzione di un Paese migliore e
più ambizioso.
“Rete
Impresa Italia”: scarica il manifesto delle imprese del territorio
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